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L'ALANO
L'origine
dell'alano è antichissima ed è comune a molte razze di grossa mole.
Probabilmente discende da cani che nel tempo erano stati adibiti a diverse
funzioni: giunti in Europa nel IV secolo a seguito dei guerrieri sciiti,
gli Alaunt - per
questo in Italia si chiamano Alani - non persero la vocazione billegerante
fino al tardo Medio Evo, quando ne fu evidenziata la grande attitudine
alla caccia. In ogni castello se ne trovavano in gran numero. Erano
utilizzati per la caccia al cinghiale. Cacciavano con le orecchie già
tagliate, per evitare di venir feriti dalla preda. Da questo periodo a
come si sia arrivati alla razza degli alani veri e propri non vi sono
tracce precise. Secondo Reul, l'alano dovrebbe essere l'incrocio tra il
molosso e il levriere. Quindi i creatori dell'alano, dovrebbero essere i
tedeschi, che con ulteriori selezioni sono riusciti ad ottenere un cane
con incredibile potenza e coraggio ma, allo stesso tempo, agile e veloce.
Il suo essere stato cane da guerra lo faceva eccellere, oltre che nel
combattimento e nella lotta, anche come difensore del padrone, attento
custode degli interni dei castelli e delle case dei nobili.
In Germania l'alano è chiamato "Deutsche Dogge", in Francia
"Dogue Allemande", in Spagna "Dogos Alemanes". Nel
1880 nell'esposizione di Berlino, i giudici definirono le caratteristiche
della razza, e nel 1891 venne redatto il primo standard. I primi alani in
Italia risalgono al 1902, impiegati per la guardia ad installazioni
militari. Nel 1923 il conte Brasavola, costituì la "S.I.A. (Società
Italiana Alani) che diede impulso all'allevamento anche in Italia. Da
allora la razza è andata in crescendo, basti pensare che nel 1960 il
numero dei cuccioli iscritti all'ENCI era di 33, oggi si parla di 3000.
Gli allevatori però non sono molti, data la difficoltà di
selezionare questa razza; inoltre i costi elevati rendono il suo
allevamento non conveniente sotto il profilo commerciale. Ciò che spinge
gli allevatori a continuare a selezionare cuccioli è la passione e
l'amore per questo tipo di cane, che una volta conosciuto non di dimentica
facilmente. Ma, nonostante questo, la qualità degli alani italiani è al
vertice delle graduatorie europee; per rendersene conto basta dare uno
sguardo ai titoli conseguiti negli ultimi anni.

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LO STANDARD
Per standard si delinea l'aspetto generale, la
costituzione del corpo, il tipo di mantello, la conformazione della testa, i
Il tronco è compatto e la lunghezza non deve superare
l'altezza del garrese; l'altezza minima per il maschio deve essere di 80 cm, per
una femmina di 72 cm.
Per quanto riguarda il mantello lo standard prevede il
nero, bianco e nero, arlecchino, fulvo e tigrato, blu.
Il nero è nero lacca, con macchie bianche ammesse. L'alano bianco e nero, ha
muso, collo, petto, ventre e l'estremità della coda che possono essere bianchi.
L'arlecchino ha il colore del fondo bianco puro, con macchie nere lacca di varie
dimensioni e ben ripartite sulla superficie del corpo. I fulvi e tigrati sono
caratterizzati da un mantello dal giallo oro chiaro al giallo oro intenso con
maschera nera su muso e occhi molto gradita. Il tigrato ha striature nere il
più regolabili possibili, che seguono la direzione delle costole.
Il blu, infine, ha il mantello colore blu acciaio puro; sono ammesse macchie
bianche al petto e ai piedi.
Gli arti anteriori devono essere robusti muscolosi, solidi
e paralleli. Gli arti posteriori devono essere ben angolati con tibia lunga.
Devono essere muscolosi e forti. Visti da dietro gli appiombi devono essere
paralleli.
Il movimento deve essere ampio e armonioso. Il posteriore deve esprimere potenza
grazie alla forte spinta. Gli arti si muovono parallelamente al piano mediano
del corpo. La coda in movimento non deve mai superare la linea dorsale.

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